Palazzo della Croce Rossa

FT trieste-francesco-poliambIn via San Francesco 3 si trova il Palazzo della Croce Rossa, conosciuto come “Ex Sanatorio”, ovvero quello che fu la sede della Poliambulanza e della Guardia Medica.
Il grande incendio del Ringtheater di Vienna nel 1881 causò la morte di centinaia di persone e mise a nudo una grave carenza, ovvero la mancanza di un pronto soccorso, che nacque ad opera del Barone Mundy, con il nome di Società Volontaria di Soccorso.
Anche Trieste quindi all’epoca era completamente disorganizzata nel campo del soccorso sanitario.
Il primo servizio medico continuato fu fatto nel 1883 dal dott. Davide D’Osmo, promotore del Servizio Medico Notturno Permanente, che nel 1886 si trasformò nella più importante Poliambulanza, in seguito all’ultima epidemia di colera in città.

P1010361La Poliambulanza era un’iniziativa privata di un gruppo di medici volontari che garantivano una prima assistenza e il trasporto all’ospedale di feriti e ammalati con speciali carrozze. La prima sede fu in Androna del Moro (inizio Corso Saba) mentre nel 1888 fu dotata di telefono e divenne Guardia Medica.
Nel 1890 il comune donò 500 fiorini per la Società che aveva istituito un servizio di lettighe nelle farmacie ed aveva istruito vigili urbani e pompieri alle prestazioni di primo soccorso, mentre alcuni giovani medici, che avevano frequentato l’Università di Vienna e fatto parte della Società di Volontari del Barone Mundy, portarono a Trieste la loro esperienza, mentre il filantropo viennese donò l’intero arredamento della Guardia Medica, in modo che rispondesse alle esigenze della città.
Nel 1891 l’ambulatorio fisso venne spostato in un magazzino di pietra di Piazza San Giovanni n.6, grazie alle donazioni della cittadinanza. Si alternavano in quei primi tempi 4 medici, mentre il corpo dei lettighieri consisteva di 5 elementi; nel primo mese si registrarono 333 prestazioni, alla fine del 1892 furono 4911 e dopo dieci anni erano salite a 13520.
guardiamedica01La Guardia Medica era una realtà ormai radicata nel tessuto cittadino tanto che nel 1899 la sede fu trasferita nella più ambiziosa nuovissima struttura di via San Francesco dove, ancor oggi, è possibile ammirare lo storico ingresso.
Qui nacque il primo Pronto Soccorso Triestino che dal 1905 prestò cure ambulatoriali a 25 mila pazienti all’anno e ospitava 12 cliniche diverse e mentre le  attività si espandevano sempre più anche il parco vetture si era arricchito ed accanto ai carri ambulanza ed alle lettighe, nel 1906 si videro le prime due autoambulanze di Trieste.
Sempre qui fu fondata la società Policlinico Triestino (oggi SALUS) nel 1925, tra i soci fondatori vi era il fior fiore della classe medica di allora.
Agli inizi degli anni ’30 la Croce Rossa Italiana subentrò alla Guardia Medica diventando proprietaria dell’immobile, trasformandola negli anni ‘70 per accogliere patologie croniche ed attività ambulatoriale, fu chiusa definitivamente nel 1988. Lasciato vuoto da più di vent’anni, ormai ridotto a rifugio per colombi abbandonato e fatiscente, è stato messo all’asta più volte ed ora, venduto, è in attesa di riqualificazione.

triestemoderna9ago177Il palazzo in stile  fiorentino medioevale fu costruito dove una volta sorgeva il Teatro Popolare Mauroner andato a fuoco nel 1876 (non confermato) e a progettarlo fu l’architetto Enrico Nordio.
Ha una superficie di oltre 1333 metri quadrati e si sviluppa su quattro piani (incluso un sottotetto), è dotato di tre portoni di ingresso tutti sistemati sulla via San Francesco e di un cortile un tempo destinato ad ospitare i cavalli che trainavano i “ruotabili” della Guardia medica. I pavimenti sono in doghe in rovere, oppure in piastrelle esagonali di ceramica.

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Palazzo Genel

fd3c97f62a_3634975_medIl palazzo, che affaccia su Piazza Ponterosso, venne realizzato tra il 1876 ed il 1878 su progetto dell’architetto Antonio Bacichi (ma i documenti nell’Archivio Tecnico del comune riportano il nome di Domenico Monti) nel luogo in cui sorgeva la casa settecentesca di Pietro Antonio Rossetti, per il committente Alessandro Genel, ricco commerciante tessile, e i fratelli Felice e Agostino, proprietari di manifatture in via Pozzo del Mare, piazza Vecchia e via Malcanton.

CatturaDai primi del ‘900 il palazzo diventa sede bancaria, nel 1913 ospitò la sede della Banca Anglo-Austriaca mentre nel 1927 venne completamente ristrutturato per ospitare i locali della Banca Commerciale Italiana, poi Banca Commerciale Triestina e infine dal 1938 è sede della Banca Nazionale del Lavoro a Trieste.

palazzo-genelLa struttura, a pianta quadrata, ha cinque piani e le facciate, trattate a bugnato liscio a fasce, presentano un pianoterra con una serie di archi a tutto sesto con massicce inferriate in ferro battuto incorniciati da chiave di volta, mentre gli altri piani presentano undici fori finestra rettangolari arricchiti da cornici in pietra.

 

04xh2Il prospetto su Piazza del Ponte Rosso e quello su Via Cassa di Risparmio sono caratterizzati da un corpo centrale monumentale aggettante con sei colonne ioniche, scanalate e decorate a rilievo e  balconi con balaustre in pietra. Le colonne di ordine gigante sostengono un architrave con decorazioni a motivi floreali mentre a coronamento della facciata c’è una balaustra con sei vasi in stile neoclassico.

All’interno invece è presente una corte quadrata con copertura a padiglione in vetro decorato, il piano terra è costituito da pilastri e archi, con soffitto a voltine di mattoni, uno scalone monumentale, dei gruppi di ascensori e locali blindati.

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Gasometro del Broletto

9'JAll’inizio di Via Svevo si staglia imponente il Gasometro, costruito nel 1901 nell’allora Via Broletto, dal nome della valle omonima, appartenuta alla nobile famiglia Giuliani, e dal 1869 di proprietà di Giuseppe Millanich.
Quest’area dalla prima metà dell’Ottocento è interessata da un forte sviluppo urbanistico di tipo industriale con la costruzione di cantieri ed industrie, come lo Stabilimento navale Adriatico, lo Stabilimento Tecnico Triestino e l’Arsenale del Lloyd.
Sul finire dell’Ottocento l’aumento di consumo di gas sia pubblico sia privato dovuto all’espansione della città, fa emergere l’esigenza di ampliare le strutture già esistenti impiegate in tale produzione (la prima, Usina Comunale del Gas, era già attiva dal 1846), per questo viene programmata la costruzione in località Broletto di un gasometro a tenuta idraulica più nuovo e più grande.
17435826L’ edificio viene realizzato su disegno dell’ingegnere civile Francesco Buonaffi su indirizzo dell’Azienda Comunale Elettricità Gas Acqua di Trieste. La struttura, circolare di pietra e ferro, ha un diametro di 45 m ed è alta 35 m, con una capacità pari a 20.000 mc di gas. Il gasometro è di tipo “a tenuta idraulica” altrimenti detto “a vasca d’acqua” ed è dotato di una cupola con l’interno rivestito in legno, mentre all’esterno presenta numerose finestrelle ed cuna lanterna con ballatoio e diversi motivi decorativi. Sulla facciata sono presenti 14 ampie vetrate a struttura metallica ed un manometro in pietra coronato da una lastra recante l’iscrizione “ADMCMII”.

3557757220_0c97142b11_bSopravvive ai bombardamenti del 1916, rimanendo però inattivo durante la Seconda Guerra Mondiale e nel 1947 viene chiuso. Rispetto ad altre strutture simili, il Gasometro del Broletto non viene demolito ma protetto come bene di interesse culturale, preservando solo la struttura esterna. Nel 2007 fu proposto di recuperarlo come planetario e museo dell’astronomia, ipotesi caduta nel vuoto.

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Via della Zonta

f4__1383390079_78.12.170.182Via della Zonta è la strada che da Via Paganini porta in Via Valdirivo, vicino Piazza Sant’Antonio. Il nome indica la Fontana della Zonta (aggiunta in triestino, dal latino “iuncta“) posta qui nel’400.
Con questo termine si indicava l’acqua versata sulle vinacce durante la vendemmia per allungare il vino. Fin dal ‘300, come testimoniano gli statuti, si stabilirono forti multe per chi veniva sorpreso ad adulterare il vino sopra un dato quantitativo.

fontanaZonta1900-viLa fontana sorgeva al centro della piazzetta (l’incrocio tra Via della Zonta, dei Cordaroli e el Molin Piccolo), aveva una forma ottagonale e funzionava a pompa, raccogliendo l’acqua direttamente dalla valle di San Giovanni di Guardiella, accanto alla fontana era presente una . In origine era intitolata a San Niceforo in onore del santo vescovo che, secondo la leggenda, aveva fatto scaturire l’acqua proprio in quel punto, come aveva già fatto in alcuni paesi dell’Istria.
Nel 1754 fu scavato il Canal Grande e un tubo sotterraneo conduceva l’acqua da questa fontana ai due ceffi (le due faccie) posti alla fine del Canale ancora oggi. La conduttura andò distrutta quando si costruirono le fondamenta della nuova Chiesa di Sant’Antonio Thaumaturgo.

1485881_10201467056454710_986610998_oNel 1760 Maria Teresa d’Austria fece ampliare il serbatoio sotterraneo in modo da alimentare anche il vicino lavatoio costruito in quel tempo, tramite un canale sotterraneo. Nel 1822 venne eseguito dai capi muratori Valentino Valle e Angelo Torriani un importante restauro, venne coperta da una struttura ottagonale e vennero purificate le acque per renderla potabile e avere una nuova fonte di approvvigionamento per la città. L’edificio che circondava la fontana subì numerosi restauri ma nel 1821, durante uno di questo, crollò rovinosamente e nel 1889 venne decisa la demolizione della fontana al fine di utilizzare lo spazio ottenuto per un mercato, sostituito successivamente in via Carducci.
Il termine “zonta” rimase proverbiale per i triestini anche dopo la scomparsa della fontana.

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Via della Pietà

IMG_6943Si trova sulla destra rispetto all’Ospedale Maggiore (allora Civico Nosocomio), partendo da Piazza dell’Ospitale e finendo in Via Rossetti.
Deve il suo nome perché sul lato dell’ospedale si trovava la ruota degli esposti (oggi murata)ovvero un tamburo rotante con un lato aperto inserito nel muro, che permetteva di abbandonare in completo anonimato un neonato che veniva poi accolto pietosamente.
IMG_6942La ruota, girando messa in funzione dal peso del bambino, faceva suonare un campanello all’interno, poi veniva preso e allevato a spese del Comune.
Sopra la ruota rimane ancora oggi la lapide con l’iscrizione “Perché il padre mio e la madre mia mi hanno abbandonato? Ma il Signore si è preso cura di me. “(Salmo XXVI, v.10), mentre sotto il cornicione si vede ancora lo spazio una volta occupato dalla ruota, murata nel 1875 per motivi economici.
Sullo stesso lato della via, più avanti, c’è l’ingresso della Cappella della Pietà, dove vengono benedette le salme dei defunti. Proprio a questo si riferiscono i versi di Umberto Saba:

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Ma ancor di sé l’attrista l’ospedale,
che qui le sue finestre apre e la porta,
dove per visitar la gente morta,
preme il volgo perverso, e come fuori
dei teatri le carrozze in riga nera,
sempre fermo ci vedo un funerale. 

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di Daniele De Marco

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Torre del Lloyd

In Via von Bruck 3 troviamo la Torre del Lloyd, parte dell’Arsenale del Lloyd Austriaco (vedi Palazzo del Lloyd).
I lavori di costruzione iniziano nel 1852 con l’interramento della spiaggia e il 31 maggio 1853, alla presenza dell’arciduca Ferdinando Massimiliano, viene posta la prima pietra.

40863092Il complesso dell’Arsenale del Lloyd è costituito da due corpi di fabbrica collegati tramite un ponte esterno sopra un arcata, completati nel 1858 ma entrati in funzione a partire dal 1860.
Il progetto della torre d’accesso fu affidato all’architetto Christian Hansen,e all’ingegnere Edward Heider che la concepirono come una torre merlata in stile neogotico (allora molto diffuso nell’Impero asburgico di metà Ottocento, forse ispirandosi anche al Castello di Miramare) realizzata in blocchi di pietra arenaria rivestiti da pietre squadrate in calcare bianco proveniente dalle cave di Pola, con finestre ad arco a tutto tondo e merlatura in cima al tetto.

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I due leoni in pietra che ornano la Torre dell’Arsenale agli angoli del lato verso la strada in origine erano quattro, ma due furono distrutti dai bombardamenti nel 1945. Furono scolpiti dallo scultore triestino Giuseppe Capolino (molte delle sue opere sono conservate al Museo Revoltella) che, malato di nervi e molto superstizioso, era convinto che i leoni fossero stregati e che uno spirito malvagio di notte infierisse sulle  statue ancora plasmate in argilla, mentre la colpa era solo dell’umidità dello studio.

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In cima alla Torre svettano ben quattro orologi, uno per ogni lato, mentre sul ponte merlato campeggia, su entrambi i lati, l’insegna del Lloyd Austriaco di Navigazione, anche se nel 1918, hanno del passaggio di Trieste all’Italia, vennero scalpellate le iniziali L. A. poste ai lati dell’ancora, come pure la corona imperiale che sovrastava lo scudo, mentre dal cartiglio venne rimosso il motto “Vorwaerts!” (“Avanti!”).

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L’attività armatoriale dell’arsenale del Lloyd Austriaco durò fino al 1910, in seguito assunse il nome di Arsenale del Loyd Triestino e l’attività si ridusse prevalentemente a lavori di riparazione.
Durante la seconda guerra mondiale il complesso dell’Arsenale fu in parte distrutto dai bombardamenti egli unici fabbricati originali dell’epoca rimangono la torre e l’edificio retrostante.

Attualmente la Torre è sede dell’Autorità Portuale di Trieste e all’interno è stato allestito un piccolo museo che ospita reperti della tradizione navale austro-ungarica.

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