Il Ferdinandeo

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Sul colle di Chiadino, immerso nel Boschetto del Farneto sorge il Ferdinandeo, edificio costruito tra il 1856 e il 1858 dall’architetto Giuseppe Sfozi su progetto di Georg Heinrich Friedrich Hitzig.
Il territorio era occupato in origine da vigne, campi e boschi, ed era la località ideale per la caccia e il tiro a segno dei nobili triestini.

Ferdinandeo01Agli inizi dell’Ottocento la zona venne bonificata e sistemata con la creazione di “bellissime strade, separando quelle destinate ai pedoni da quelle più larghe pei ruotabili e cavalieri” e di un nuovo sentiero utilizzato per raggiungere la sommità del colle, conosciuta come “Il Cacciatore” dal nome della piccola birreria che era qui presente.
05bl3L’edificio si chiama Ferdinandeo in onore dell’Imperatore Ferdinando I che nel settembre 1844 donò il bosco di sua proprietà alla città di Trieste, aprendolo al pubblico.
Le fonti dell’epoca scrivono “destinato ad ospitare chi desideri passare l’estate in questa deliziosa località, e dotato anche di sala da ballo al pianterreno, sale da pranzo, da gioco, del caffè e tre gallerie” infatti l’edificio era dotato di stanze per i villeggianti, l’Hotel Ferdinandeo, e una grande terrazza adibita a ristorante, rimasti attivi fino al 1914.
Durante la Seconda Guerra Mondiale il palazzo venne occupato prima da un Comando Tedesco, poi da partigiani slavi e successivamente dagli anglo-americani che si impossessano di gran parte degli arredi.
Nel 1985 l’edificio viene restaurato attraverso la sistemazione degli ambienti interni, il rifacimento degli intonaci esterni e la demolizione della veranda d’ingresso e dal 1993 ospita il MIB, Master International Business, consorzio creato dalle Università di Trieste ed Udine.

DSCF0076Il Ferdinandeo è a due piani, con una pianta ad “U” e la facciata centrale è compresa tra due torrette. Sul bordo della terrazza c’è una balaustra ornatada un gruppo scultoreo dell’artista Cameroni costituito da due figure femminili, rappresentanti Giustizia e Gloria, reggenti una ghirlanda con al centro il busto di Ferdinando I, con l’iscrizione “Recta Tueri” il motto dell’imperatore e un’epigrafe latina che commemora il dono del Boschetto alla cittadinanza.

Al secondo piano i timpani delle finestre sono decorati con busti femminili, mentre nella facciata laterale si apre una loggia ad arcate, e il parapetto presenta dei motivi floreali, sopra le tre porte finestre un timpano con una ghirlanda e dei nastri.
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palazzo

Per quanto riguarda gli interni: “La grande sala a pianoterra, alta e spaziosa, con gallerie e colonne, decorata con gusto, è adattissima per farvi feste e balli. Sotto vi sono le cucine e cantine, e nei piani superiori gli alloggi comodi, bene dipinti e bene ammobiliati.

Il grande salone asburgico destinato a feste e banchetti imperiali, decorato con colonnati, absidi e gallerie, è stato trasformato in una sala convegni perfettamente attrezzata, mantenendo intatti gli elementi decorativi, gli stucchi, i pavimenti lignei e il soffitto a cassettoni.

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La storia di Trieste attraverso i suoi palazzi, monumenti, targhe, vie e piazze. - Daniele De Marco http://scoprendotrieste.it
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3 risposte a Il Ferdinandeo

  1. Salvatore Cicala ha detto:

    Forse è utile ricordare che la sua edificazione fu dovuta al barone Pasquale Revoltella?

  2. Salvatore Cicala ha detto:

    Un aneddoto su Ferdinando I?Era in città e doveva intervenire ad una inaugurazione di un’opera pubbica,ma le autorità non lo vedevano arrivare,recatisi al suo alloggio(Hotel al corso) lo videro in strada con i suoi segretari intento a segnare quante carrozze transitassero per la via!Da qui a definirlo (Nando)fu semplice,e per parecchio tempo tale apellativo designò a Trieste….un genere di persona non proprio super intelligente.

  3. Salvatore Cicala ha detto:

    Sempre a proposito di questo Fernando,come si sà nel 1848 gli subentrò il giovane Francesco Giuseppe,sebbene considerato un po “Strano “Nando ebbe modo di mettersi in luce in un episodio drammatico per gli Asburgo,che subirono la disastrosa sconfitta contro i Prussiani a Sadowa nel 1866,infatti fu sentito dire.”Beh eccoli i fenomeni che hanno preso il mio posto,anche io sarei stato capace di perdere questa guerra!”

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