I giorni di Trieste: 1918 – Finis Austriae

 5558I giorni di Trieste: La città della cultura
Teatro Verdi 12/01/2014
Prof Quirino Principe

Gli anni Venti rappresentano l’epoca delle maggiori e più destabilizzanti novità apparse in Europa nel Novecento. Il 1918 ne è la porta d’ingresso, per Trieste si presentano tante nuove realtà: la fine di un lungo dominio soltanto in parte sentito come “straniero”, l’annessione a uno Stato italiano per la prima volta esistente nella storia, una vocazione internazionale capovolta per cui ciò che prima era il dentro diviene il fuori e viceversa. Crescono intelligenze nuove nel campo della psicoanalisi, della musica, della letteratura.

Trieste-1918-bLa gioia di sentirsi italiani si trasformò presto in profonda infelicità, la città comincia presto a vivere contrasti, anche violenti, tra le diverse etnie e inoltre si trova amputata del suo entroterra, Trieste era l’unico porto dell’Impero, un grande bacino commerciale e generava un ampio flusso di interessi nell’Adriatico e nel Mediterraneo, ora invece era solo uno dei tantissimi porti d’Italia, che non assicurava più a Trieste ciò che l’Austria, universo delle certezze, aveva promesso, diventava solo una gemma da mettere nel tesoro.
Se dal punto di vista commerciale assistiamo a una decadenza, dal punto di vista culturale la città comincia a vivere una forte crescita, la letteratura e le altre arti da nascoste cominciano ad uscire alla scoperto.
Trieste_libreriaAntiquaria“La Coscienza di Zeno” di Svevo, “Il Canzoniere” di Saba, “Ulisse” di James Joyce (i primi tre capitoli sono scritti a Trieste), Roberto Blazen e la casa editrice Adelphi, Edoardo Weiss che importa Freud in Italia e lo divulga, la baronessa Von Rittmeyer che lasciò tutti i suoi beni ai ciechi, Drusilla Tanzi, triestina, la famosa “Mosca”, moglie e musa di Eugenio Montale, sono solo alcuni degli avvenimenti culturali legati a Trieste che influenzarono la letteratura italiana.
La nostalgia dell’impero che abitò Trieste dopo il 1918 fu invasa culturalmente dal mito dell’Austria e perfino di un intero “mondo che fu”, perno di un mito del ricordo che è stato oggetto di infinita letteratura, di arte, di cinema, poesia, e analisi, autoanalisi e psicoanalisi.

Ma che cos’è la Finis Austriae?

5558_10La fine dell’Austria,del suo impero, dei principi e di tutto l’organismo politico, economico, sociale e burocratico che aveva contraddistinto lo stato asburgico dalla nascita, attraverso l’apogeo (fine del ‘700 con l’Imperatrice Maria Teresa) fino alla fine nel 1918, per mano dell’esercito italiano guidato da Armando Diaz, il Generalissimo di Vittorio Veneto.
La fine venne imposta dal senso di cambiamento, dalle inquietudini e dalle perplessità che cominciavano a farsi strada dall’inizio del ‘900, nonché dalla crisi dell’apparato burocratico e statale, che ebbero un ulteriore accelerata con l’inizio del conflitto. Il disastro patito segnò la fine dell’impero austriaco e della dinastia che ne aveva segnato per secoli i destini, gli Asburgo.

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La storia di Trieste attraverso i suoi palazzi, monumenti, targhe, vie e piazze. - Daniele De Marco http://scoprendotrieste.it
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6 risposte a I giorni di Trieste: 1918 – Finis Austriae

  1. Pingback: Scoprendo Trieste – Torre del Lloyd | Il blog di Daniele De Marco

  2. Salvatore Cicala ha detto:

    Quando il governatore Austriaco il 30 ottobre del 1918 abbandonò Trieste e se ne andò ,lasciò uno scritto ,eccolo:”Spero che l’Italia tratti Trieste come una figlia amata,come lo è stata per l’Austria!” L’Italia lo ha fatto?

  3. Salvatore Cicala ha detto:

    Aggiungo:Trieste era stat considerata dall’Italia un boccone prelibato(Infatti lo era)e così tantissimi Italiani finita la guerra vennero in città convinti di trovare lavoro e benessere,ma haimè poverni ed ingenui non sapevano che qui non avrebbero trovato nulla,e furono ospitati in grandi campi e assistiti dal comune,fino al rientro nei loro paesi.La propaganda Italiana aveva fatto credere loro,che una volta conqustata Trieste ,questa avrebbe arreccato loro vantaggi e benessere!Così non fu ne per questi convinti “patrioti” ne tanto meno per i Triestini rimasti.

  4. Salvatore Cicala ha detto:

    Ma i tanto decantati Svevo e Saba,sapevano che sarebbero stati poi perseguitati per le loro appartenenze all’Ebraismo?Chi nel 1938 si erse in loro difesa a Trieste?Mi risulta nessuno. Poi però come in questo articolo eccoci a decantare i grandi letterati Triestini!Ma prima dove eravamo? se non io (mio padre?) compreso.

  5. salvatore cicala ha detto:

    Sembra strano, ma per quanto ricordi l’unica imperatrice donna (che regnò realmente)non come Zita, mi pare sia stata Maria Teresa, sono nel giusto?

  6. salvatore cicala ha detto:

    Una battutina? Quando nel 1954 arrivò l’Italia a Trieste,mio padre entusiasta corse in piazza dell’Unità,io (decenne ) gli dissi: Ma papà sai che con l’Italia arrivano anche gli Italiani? Beh una piccola sdrammatizzazione tutto qui!

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