I Caffè storici

IMG_6152Trieste è senz’altro conosciuta per i suoi numerosi Caffè.
Chi non è triestino però vive una profonda delusione quando, ordinato un cappuccino, si trova davanti una misera tazzina di caffè macchiato, chiamato “capo in b”. Il mistero è presto risolto:

 COME SI ORDINA IL CAFFÈ A TRIESTE

Caffè -> un nero
Caffè macchiato -> un capo
Caffè nero in bicchiere -> un nero in B
Caffè macchiato in bicchiere -> Un capo in B
Cappuccino -> un caffelatte

Per una pausa-caffè è consigliabile uno dei caffè storici triestini, per tuffarsi nelle magiche atmosfere di fine Ottocento e inizi del Novecento.
La città, che poteva vantare un porto tra i più importanti del Mediterraneo in grado di collegare l’impero austro-ungarico con l’oriente, era meta di visitatori provenienti da tutto il mondo.
Alla metà dell’Ottocento esistevano a Trieste 54 caffè, e appena qualche decennio dopo, esattamente nel 1911, erano 98.
Fedeli al modello viennese che individuava nel caffè il luogo privilegiato per incontrarsi oppure trascorrere in compagnia di un libro o un giornale il tempo libero, si svilupparono una serie di locali di grande prestigio. In breve divennero i “salotti buoni” cittadini, quelli in cui si riunivano gli intellettuali, gli imprenditori, la ricca borghesia, i politici.

Caffè Tommaseo

All’epoca “Caffè Tomaso” dal nome del suo fondatore Tomaso Marcato, è il più antico Caffè di Trieste. Si trova in Piazza Tommaseo, ovvero “Piazza dei Negozianti”, ed è sin dal 1830 ritrovo di uomini d’affari e politici. Il locale è elegante con strutture neoclassiche, le belle specchiere sono giunte cent’anni fa dal Belgio e le sedie di legno sono in stile Thonet. Il Caffé Tommaseo fu uno dei primi in città ad offrire il gelato e ad essere dotato di illuminazione a gas. Sotto il dominio dell’Impero austroungarico fu base di rivoluzionari come ricorda un’insegna:
“Da questo Caffè Tommaseo, nel 1848, centro del movimento nazionale, si diffuse la fiamma degli entusiasmi per la libertà italiana.”

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Caffè Tergesteo

Si trova dal 1863 all’interno dell’omonima Galleria in Piazza della Borsa, di fronte allo storico Teatro Verdi. Classico luogo di incontro e passaggio cittadino, frequentato di giorno da uomini d’affari della vicina Borsa e di sera dall’elite culturale della città, oggi è situato all’interno della Galleria.
Ha da poco concluso dei lavori di restauro, per ricreare l’atmosfera di fin de siécle, ma dell’originale purtroppo è rimasto ben poco; da notare le vetrate colorate che raffigurano episodi della storia triestina. Ad esso Saba dedicò una lirica raccolta nel Canzoniere
Caffè Tergesteo… tu concili l’italo e lo slavo, a tarda notte, lungo il tuo bigliardo“.

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Caffè degli Specchi

Il più rinomato caffé di Trieste è  il Caffé degli Specchi, in Piazza Unità d’Italia , al pianterreno del Palazzo Stratti. All’inaugurazione, avvenuta nel lontano 1839, seguirono problemi di carattere finanziario che spinsero il proprietario alla cessione dell’intero edificio alle Assicurazioni Generali. Nel 1846 il caffé riaprì i battenti sotto la direzione di Nicolò Priovolo, il quale cedette l’attività nel 1884 a due professionisti del settore del caffé: Antonio Cesareo e Vincenzo Carmelich. Cesareo, già gestore del Caffé Stella Polare. Nel 1933 i due gestori decisero di far ristrutturare i locali del caffé, introducendo una novità: la corrente elettrica. Durante la Seconda Guerra Mondiale il caffé venne requisito dalle forze militari per esigenze belliche ed adibito ad alloggio per truppe, magazzino e stalla. Nel 1945 gli angloamericani lo utilizzarono come quartier generale per la Royal Navy (la marina britannica). Fino al 1954, anno in cui Trieste venne annessa all’Italia, il caffé permetteva l’ingresso ai triestini solamente qualora accompagnati da militari britannici.
A dare il nome al caffé tanto amato da letterati del calibro di Joyce, Svevo e Kafka, fu l’idea del primo gestore del locale, di ricoprire le pareti con incisioni, realizzate su specchi recanti ciascuno il ricordo di un fatto storico verificatosi in Europa nell’Ottocento. Inoltre, gli specchi avevano il gran pregio di dare luminosità al locale anche alla flebile luce del tramonto, consentendo così il prolungamento della permanenza dei clienti nel locale senza l’uso di lampade ad olio.
Ai giorni nostri, dei molti specchi che erano affissi alle pareti (e che vennero sottratti a più riprese dai diversi eserciti d’occupazione di passaggio in città) ne rimangono esposti soltanto tre originali, mentre gli altri sono conservati in luogo appartato per proteggerli dall’umidità e dalla salsedine.

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Caffè San Marco

Fondato il 3 gennaio 1914 in via Battisti 18, il Caffé San Marco ha sempre rappresentato il luogo d’incontro per eccellenza degli intellettuali della città. Il caffé venne aperto in un edificio di proprietà delle Assicurazioni Generali,  proprietario e gestore del locale era Marco Lovrinovich. Il suo caffé, dove si andava a leggere il giornale e a discutere di politica, arte e cultura, divenne quasi da subito punto di ritrovo per intellettuali (tra i frequentatori del caffé all’epoca Italo Svevo, Umberto Saba, James Joyce, Gianni Stuparich e Virgilio Giotti) e giovani irredentisti, tanto che, al suo interno, si iniziò perfino a falsificare passaporti in modo da consentire la fuga di patrioti antiaustriaci in Italia. Il 23 maggio 1915 il locale venne prima devastato e poi chiuso da un gruppo di soldati dell’esercito austrungarico, che cacciarono Lovrinovich e lo fecero incarcerare successivamente a Liebenau, reo di non voler combattere per l’esercito austrungarico.
Il suo arredamento si distingue per le caratteristiche decorazioni con foglie di caffè, i tavolini di marmo con gambe in ghisa i cui piedistalli sono a forma di zampe di leone, simbolo di irredentismo, il bancone di legno intarsiato, i nudi dipinti sui medaglioni alle pareti, le specchiere e gli affreschi originali . La disposizione dei tavolini, a ferro di cavallo, seppur non molto comoda, conferisce singolarità ed originalità all’ambiente, ancora oggi apprezzato luogo di ritrovo dei triestini.
Frequentatore assiduo del caffé, tra gli altri fu James Joyce, il quale assaporando i raffinati dolci di tipo austriaco, ma soprattutto degustando i pregiati vini, progettò qui il suo “Ulisse“.

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Caffè Stella Polare

Il Caffè Stella Polare, aperto nel 1865, si trova in Piazza Sant’Antonio, vicino al Canal Grande, accanto alla chiesa serbo-ortodossa di San Spiridione.
All’inizio del 1904 il vecchio stabile sul Canale venne abbattuto per far posto all’attuale palazzo, allora il Caffè Stella Polare fu sistemato, in via provvisoria, in un padiglione di legno e gesso, sistemato di fronte alla Chiesa di Sant’Antonio Nuovo.
Nato come tipico locale austro-ungarico, con le classiche decorazioni di stucchi e specchi in parte ancora presenti, presentava un bancone in legno di ciliegio ed era dotato di sale da biliardo, sale per le riunioni e per la lettura. Il locale è stato per anni rifugio di negozianti e intellettuali sia triestini che stranieri; con la fine della seconda guerra mondiale e l’arrivo degli anglo-americani in città, questo Caffè divenne una famosa sala da ballo: da qui mote ragazze triestine presero il mare per gli Stati Uniti, spose di giovani soldati americani.

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Antico Caffè Torinese

L’Antico Caffè Torinese fu aperto nel 1919 all’angolo tra Corso Italia e Via Roma. Gli arredi interni, la boiserie dalle vetrine alle nicchie al soffitto, ricordano quelli di un transatlantico della belle epoque, e sono infatti opera dall’ebanista Debelli, che a inizio Novecento aveva realizzato anche i lussuosi interni delle famose navi passeggeri Vulcania e Saturnia.
L’antico lampadario in cristallo rende l’ atmosfera ancora più suggestiva.

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Bar Urbanis

Il piccolo ed intimo Bar ex Urbanis, tra Piazza della Borsa e Piazza Unità, sull’angolo del Palazzo del Tergesteo, è nato dalle ceneri di una pasticceria della prima metà dell’Ottocento, ed è impreziosito da un pavimento a mosaico che reca la data storica della sua fondazione: 1832; le immagini del mosaico riguardano il mare, la Bora e la  mitologia.

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Informazioni su danieledemarco

La storia di Trieste attraverso i suoi palazzi, monumenti, targhe, vie e piazze. - Daniele De Marco http://scoprendotrieste.it
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14 risposte a I Caffè storici

  1. Pingback: Scoprendo Trieste – Palazzo Stratti | Il blog di Daniele De Marco

  2. Pingback: Scoprendo Trieste – Palazzo del Tergesteo e Galleria | Il blog di Daniele De Marco

  3. Andrea Parovèl ha detto:

    davvero. un gran bel lavoro. Grazie.

  4. Elisabetta ha detto:

    Caffè Tergesteo.. ciao ciao.. e le vetrate? però a suo tempo poteva vantare delle toilettes che dicevano assai lercie. E il Torinese dice che non ne può mettere perchè da cafè storico non può alterare il proprio aspetto.

  5. mattebrigno ha detto:

    L’ha ribloggato su Il Mondo Come Pare.

  6. Giulia ha detto:

    Interessata moltissimo ai caffè storici e personalmente fotografati qualche anno fa, in quanto ho svolto la professione di Capo Barmaid per un ventennio, ho letto con entusiasmo tutte le informazioni storiche di questa pagina. Questi tesori culturali dovrebbero essere salvaguardati e ripristinati agli antichi splendori e non tralasciati come nel caso del Caffè Stella Polare che, a parte il vano principale, le sale posteriori sono state adibite a magazzini. Un vero peccato che altri Caffè di pari storicità non siano più elencati in quanto definitivamente chiusi, quali il Caffè Milano ed il Caffè Firenze per esempio, che erano situati in Via Giulia ed in Largo Giardino ed annoveravano decori pari al Caffè San Marco. Un vero peccato anche non trovare più le sale di biliardo e quelle di lettura, o quelle adibite al gioco delle carte, erano comunque attività ricreative storiche, predestinate agli incontri culturali ed intellettuali della città.

    By Giulia.

  7. anasofiamel ha detto:

    Un post molto molto interessante! Mi è piaciuto tantissimo 🙂
    Complimenti per il blog che mi fa viaggiare a Trieste!

  8. Salvatore Cicala ha detto:

    Come aneddotica,citiamo questo fatto insolito accaduto al caffè S.Marco,tutti sanno che essendo luogo di ritrovo degli “irredentisti”alla dichiarazione dell’Italia di entrare in guerra con l’Intesa(Francia e Inghilterra)il caffè venne devastato dai filo Austriaci e dato alle fiamme! Pochi sanno invece di questa particolare curiosità.E cioè quando interevennero i vigili del fuoco,seppure sembri strano….la gente presente ed erano a centinaia,tagliò le manicchette dell’acqua affinchè questi non potessero domare l’incendio! Non commento ma trovo sia una curiosità da rivelare.

  9. Salvatore Cicala ha detto:

    Si certo interessante la storia dei caffè esposti,ma l’aneddotica di essi? Nulla che nessuno sa? Sarebbe bello usufruire anche di cualche simpatico fatterello successo nei sudetti locali vi pare?Forza De marco fatti raccontare qualcosa in merito!Io da parte mia cerco di contribuire .Ciao grazie per l’ospitalità.

  10. salvatore cicala ha detto:

    Bene allora viva i nostri caffè storici,e diciamo anche che dal 1719,fino al 1866,(legge di Francesco Giuseppe per penalizzare i regnicoli Italiani di Trieste,)Tutte le etnie della città avevano condiviso pacificamente. Da quella data ,a torto o a ragione iniziò l’irredentismo poiché gli Italiani si sentirono “bistrattati” a vantaggio delle popolazioni Slave e Tedesche, quindi Franz Joseph un grande?Non credo proprio. Se poi vogliamo essere maggiormente inclementi citiamo il parere dei suoi consiglieri, generali, medici curanti che affermavano: L’imperatore è poco maturo,testardo,e per niente riflessivo,e l’intelligenza non dimostra di essere tra le sue doti!

  11. GIUSEPPE CASCIO MONZA ha detto:

    Ho scoperto solo oggi questo bellissimo sito su Trieste. Io a Trieste ci sono nato verso la fine della guerra e ci sono vissuto sino al 1960. Adesso non ci passo più da tanti anni, ho abitato nel Sud e nel Nord dell’Italia, ma, a chi me lo chiede, rispondo sempre con orgoglio che sono triestino: la mia Trieste e i Triestini erano una città senza uguali in Italia. Ricordopoi a proposito dell’articolo il bellissimo Caffè Fabris,che avete dimenticato, all’angolo tra via Ghega e via Martiri della Libertà (allora via Commerciale), dove andavo con mio padre e dove c’erano austeri signori che leggevano il giornale e prendevano il caffè nel più profondo silenzio.Complimenti per la vostra pubblicazione.

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