La Lanterna

Quello che nei primi anni del Novecento di chiamava Porto Nuovo rappresentava il cuore dell’attività portuale, grazie anche ai suoi enormi magazzini, ma l’entrata in servizio di bastimenti sempre più grandi rischiava di far invecchiare precocemente la struttura. Alla perenne ricerca di nuovi spazi sul mare, venne deciso l’allargamento delle Rive che fu effettuato nel periodo 1906 – 1909.

Simbolo del porto era la Lanterna, prototipo di un progetto ottocentesco che illuminava l’intero Adriatico.

La Lanterna fu costruita nel 1830-1831 voluta dal governatore della città Carlo Zinzendorf, ed è attribuita a Matteo Pertsch, ispirandosi al faro di Punta Salvore in Istria.
Il luogo in cui sorge era stato prescelto, già in epoca romana, quale luogo di segnalazione marittima, onde evitare incagliamenti sulle pericolose emersioni dello Scoglio dello Zucco.

Nel 1744 Maria Teresa iniziò la poderosa costruzione di un molo che doveva congiungere la terraferma allo scoglio dello Zucco; i lavori di costruzione durarono diversi anni e costarono ingenti somme alle casse dell’Impero, tanto che Napoleone volle visitare “il molo che Maria Teresa pagò due volte” durante il suo soggiorno a Trieste nel 1797. Alle sua estremità venne costruito un faro ma di poca portata che funzionò dal 1769 al 1833 quando fu sostituito dall’odierna Lanterna.

Durante i lavori si dovette procedere ad una opera di consolidamento delle fondamenta poiché la costruzione poggiava le sue fondazioni sul terreno melmoso circostante, pregiudicandone così la staticità.

All’epoca della sua costruzione, quando ancora tutta la città era illuminata ad olio, si pensò di adottare un sistema d’illuminazione a gas di carbone, ma tale soluzione fu scartata.

Il 2 novembre 1833 entrò in funzione il faro che funzionava ad olio ed aveva una portata luminosa di sedici miglia marittime (30 chilometri), dal 1860 si incominciò ad utilizzare il petrolio e dal 1926 l’energia elettrica.

Era dotata di un meccanismo che la rendeva individuabile con estrema facilità: un ingegnoso sistema automatico muoveva alternativamente una tenda davanti alla lampada, facendo comparire e scomparire il cono luminoso ogni trenta secondi.

La Lanterna era inoltre dotata di un piccolo cannoncino che con un colpo preciso segnava il mezzogiorno, sia nelle giornata feriali che festive, era un rumore forte udibile in tutte le zone della città e contemporaneamente un fascio di luce per cinque minuti, l’ora esatta era data dall’Osservatorio Geofisico via cavo con una serie di orologi perfettissimi, tale segnalazione era utilissima al tempo in cui la radio era ancora agli inizi.

Nel continuo ampliamento del porto essa venne a trovarsi inglobata nelle costruzioni e al centro del golfo, tanto da perdere la sua funzione primaria e vedersi sostituire nel 1927 dal nuovo Faro della Vittoria, fu quindi definitivamente spenta nel 1969, dopo 140 anni di attività.

La Lanterna è una torre alta 33 metri a forma di colonna dorica mentre il basamento è costituito da una struttura circolare dalla circonferenza di 60 metri, risultato dalla modificazione del precedente bastione pentagonale.  In esso sono praticate sedici finestre quadrate,  sormontate da un bordo coronato con merlatura, che richiama la sua origine fortilizia.

Pochi conoscono l’importanza storica della base, si tratta di un esempio di “Torre Massimiliana” ovvero una derivazione della Torre Martello inglese, studiata e modificata dall’Arciduca Massimiliano d’Asburgo. Tale struttura rotonda offre maggiore resistenza ai colpi delle artigliere e dispone di un fronte di fuoco a 360 gradi, essendo dotata di cannoniere. A Trieste esistevano tre torri massimiliane, due al Lazzaretto di Santa Teresa e l’altra controllava l’altura di San Vito.

Attualmente è la sede della Lega Navale Italiana.

A sinistra la Lanterna su un francobollo della Somalia e a destra su un’etichetta della birra Pale Ale.

La Lanterna su un francobollo della Somalia

La Lanterna su un'etichetta della birra Pale Ale

 

 

 

 

 

 

 

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La storia di Trieste attraverso i suoi palazzi, monumenti, targhe, vie e piazze. - Daniele De Marco http://scoprendotrieste.it
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