Palazzo del Tergesteo e Galleria

Il Palazzo del Tergesteo

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In Piazza della Borsa fa mostra di sé il Palazzo del Tergesteo con l’omonima Galleria. L’edificio fu costruito tra il 1840 e il 1842, sul sito della Dogana Vecchia, ed è forse uno degli ultimi in stile neoclassico.

Sorse per iniziativa di una società di azionisti, la Società del Tergesteo (il nome significa “Palazzo di Trieste”), come luogo di commercio e di incontro della popolazione, diventando infatti uno dei luoghi più rappresentativi della vita economica e culturale cittadina.

iLa costruzione si compone di quattro corpi divisi da una galleria a croce greca che  costituiva una sorta di viale con negozi ai lati.
Il palazzo si sviluppa su sei piani ed è dotata di quattro scale, una per fabbricato ed è formato da piani nobili molto alti, intersolai e mezzanini. Al piano terra sono poste le attività commerciali e si caratterizza per le volte a botte sulle quali sono presenti molti affreschi e bassorilievi, mentre i piani nobili hanno le pareti di pietra e mattoni.

Il progetto è dell’architetto Francesco Bruyn che si ispira ad uno precedente di Antonio Buttazzoni (facciate esterne dell’edificio e pianta) e di Andrea Pizzala (galleria interna).

L’edificio è completato, infine, da due gruppi scultorei marmorei che sovrastano le facciate principali. Sono assenti nel progetto conservato al Comune perché furono aggiunti in seguito per movimentare l’aspetto uniforme delle facciate.

Quello sulla facciata che guarda piazza della Borsa è opera di Pietro Zandomeneghi e rappresenta al centro la città di Trieste, impersonata dalla dea del mare Tetide, in piedi su di una conchiglia trainata da quattro cavalli che escono dai flutti marini, allegoria del mare su cui si basano le fortune della città e a destra Mercurio, dio del commercio; fra le braccia della dea un bimbetto simboleggiante il nascere dell’industria.

Mentre quello sulla facciata posteriore verso il Teatro Verdi è opera di Antonio Bianchi, con al centro Nettuno, accanto a lui Mercurio e ai lati, le allegorie della geografia con mappamondo e atlante, e della storia, che scrive gli annali di Trieste e dell’emporio.

Ai lati degli ingressi della Galleria vi sono degli sbalzi in zinco con motivi marini, coppie di delfini, simboli della navigazione e del commercio marittimo, e due scudi mentre sulle facciate sono presenti dei balconi con parapetto a balaustrini ad anfora in pietra bianca.

Il Palazzo, grazie alla sua posizione centrale e importanza, fu sede della Borsa dal 1844 al 1928 e del Lloyd Austriaco dal 1857 al 1883, dalla cui tipografia, che aveva sede all’ammezzato, uscirono importanti pubblicazioni, fra cui la Favilla e l’Osservatore Triestino. Negli stessi anni il Tergesteo venne frequentato da illustri personaggi, tra i quali Italo Svevo, che lavorava alla filiale della Banca Union e utilizzò la galleria come sfondo per il suo romanzo, La Coscienza di Zeno.

La Galleria del Tergesteo

La Galleria del Tergesteo venne aperta nel 1842 per ospitare “nella parte esteriore del pianterreno […] eleganti botteghe e una grandiosa caffetteria“, e per creare nella parte interna “un luogo di riunione dei Negozianti ed altri […]”.

Per la galleria l’architetto Bruyn si ispira al progetto di Pizzala già impiegato nella Galleria de Cristoforis a Milano, prototipo per il Tergesteo, e riproposto nel suo progetto per la galleria triestina.

Ha una pianta a crociera con lesene in ordine dorico e mentre in origine si apriva su tutti e quattro i lati, oggi ne conserva gli ingressi originali solo verso Piazza Verdi e Piazza della Borsa.
Bruyn scelse per la copertura degli spioventi con intelaiatura metallica a sesto acuto ed è proprio questa copertura, all’avanguardia nell’architettura italiana, da considerare il carattere rilevante di tutto l’edificio.

Tuttavia la Galleria del Tergesteo, aperta nel 1842, solo per un anno rivestì la funzione per la quale era sorta, perché non tutti i negozi poterono essere affittati ed altri fallirono. La Società committente affittò tutto il pianterreno alla “Società dei Commercianti” che, oltre a tenervi le proprie riunioni, dal 1844 vi trasferì la sede della Borsa.

Durante la seconda guerra mondiale l’edificio viene occupato dalle forze tedesche, e la Galleria adibita a deposito, cosa che peggiorò la sua situazione già precaria, cui pose fine il restauro del 1957, realizzato dall’architetto Alessandro Psacaropulo che comportò la demolizione del soffitto di ferro e vetro che, nonostante il suo valore storico, non poteva essere ripristinata per motivi statici.

L’ultimo restauro nel 2011 ha portato al ripristino della copertura originale della galleria.

Nella Galleria è ancora presente l’orologio a parete originale, anche se non funzionante; l’ora e il giorno indicati sono quelli della firma nello studio del notaio Pietro Gratin, dell’atto fondativo della Società per Azioni Tergesteo, firmato dai sette soci fondatori (Giuseppe Brambilla, Marco Pigazzi, Carlo Antonio Fontana, Pompeo de Panzera, Nicolò Craigher, Karl Ludwig Feiherr von Bruck e il barone Pasquale Revoltella).

All’interno della Galleria c’è il celebre Caffè Tergesteo.

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La storia di Trieste attraverso i suoi palazzi, monumenti, targhe, vie e piazze. - Daniele De Marco http://scoprendotrieste.it
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2 risposte a Palazzo del Tergesteo e Galleria

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